R A W M A G A Z I N E / A R T I C O L I
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Bresson
Gabriele Fabiano
Bresson, l’uomo che sfuggì ai tedeschi
Il 22 agosto 1908 nasceva Henri Cartier - Bresson, “l’occhio del secolo”, figura pilastro della fotografia del Novecento.
Fotografo invisibile e cofondatore dell'agenzia Magnum Photos, ha attraversato il Novecento raccontando i più grandi eventi storici con uno stile inconfondibile basato su geometria, invisibilità e una rigorosa composizione.
Durante la Seconda Guerra Mondiale, la vita di Henri Cartier-Bresson prese una piega drammatica che trasformò l’uomo d’arte in un fuggitivo della Resistenza.
Nel 1940, arruolato nell’unità cinematografica e fotografica dell’esercito francese, Cartier-Bresson fu catturato dalle truppe tedesche a Saint Dié e portato nello Stalag V-A a Ludwigsburg, un campo di prigionia in Germania.
Per un uomo abituato alla libertà, la reclusione fu un'esperienza devastante. Durante i quasi tre anni di prigionia fu costretto ai lavori forzati nei campi e nelle cave.
Prima di essere catturato, prevedendo il destino, Cartier-Bresson seppellì la sua fotocamera Leica in un campo agricolo nei pressi di Vosges, nascondendola all’interno di una scatola metallica.
Nel campo di prigionia tentò la fuga due volte, ma venne catturato entrambe le volte dalle guardie tedesche e punito con periodi di isolamento e di duro lavoro.
Al terzo tentativo, grazie a documenti d’identità falsi forniti da una rete di supporto, riuscì finalmente a evadere con successo per poi tornarci come testimone, 5 anni dopo.
Una volta fuggito, attraversò la Germania e la Francia occupata fino a raggiungere la fattoria dove aveva nascosto lo strumento del suo lavoro: dissotterrò la Leica, che era ancora perfettamente funzionante e si diresse a Parigi.
Ritornerà in Germania nel 1945 per seguire la liberazione dei prigionieri e aiutarli a trovare loro un posto nella nuova società del dopoguerra.
La morte “postuma” al MoMA
Nel frattempo, a New York, il Museum of Modern Art, convinto della sua morte in guerra, decise nel 1946 di organizzare in suo onore una grande mostra commemorativa.
Quando la direzione del museo e i curatori riuscirono a mettersi in contatto la Francia per reperire le sue opere, scoprirono con enorme sorpresa che il fotografo era ancora vivo.
Cartier-Bresson prese la cosa con grande ironia e collaborò direttamente all’allestimento: si imbarcò per New York portando con sé oltre 200 stampe e la mostra “postuma” si trasformò, nel 1947, nella sua prima grande retrospettiva dal vivo.