R A W M A G A Z I N E / A R T I C O L I
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Nel Blu dipinto di Blu
Marco Biancardi
Cianotipia di Marco Biancardi
La Fotografia si sa è nata in bianconero.
Ma la prima metodica di stampa da negativo a positivo, la possibilità cioè di riprodurre innumerevoli copie di un’ immagine originale, è nata all’insegna del colore blu, del blu di Prussia per la precisione, che con le sue varie sfumature azzurrate delinea la gamma di tonalità di questa antica prima modalità di stampa fotografica monocromatica: la cianotipia.
Nel 1842, a soli tre anni di distanza da quando Daguerre aveva ufficialmente presentato al mondo l’invenzione della Fotografia (avvenuta grazie anche all’apporto fondamentale di Niepce, morto prematuramente), lo scienziato, fisico e astronomo inglese Sir John Herschel presentò la sua tecnica per riprodurre immagini positive utilizzando dei sali metallici, non d’argento però bensì di ferro.
Partendo infatti da due composti ferrosi, il giallo-verdastro ferro-ammonio-citrato e il rossastro potassio-ferrocianuro, opportunamente miscelati, egli ottenne un prodotto fotosensibile, che sotto l’azione della componente UV della luce visibile genera quel bel pigmento blu chiamato appunto blu di Prussia.
Questa antica tecnica è utilizzabile ancora oggi ed è tornata molto in auge, riscoperta da molti fotoamatori appassionati di tecniche fotografiche alternative, tant’è vero che dal 2015 ogni ultimo sabato di settembre si celebra il World Cyanotype Day, occasione per tutti gli appassionati di presentare online i loro lavori.
La cianotipia permette con relativa facilità di ottenere stampe a contatto partendo da negativi tradizionali su pellicola in bianconero, ma anche partendo da negativi digitali, ottenibili facilmente con una stampante inkjet su fogli trasparenti in PET o triacetato, partendo da file digitali in bianconero opportunamente invertiti con un programma di fotoritocco.
Il negativo va poi appoggiato con l’ emulsione o il pigmento diretto verso il basso su un cartoncino appositamente preparato e fotosensibilizzato che poi va semplicemente esposto alla luce di una bella giornata di sole sul davanzale di una finestra oppure all’esterno di casa.
La cianotipia è una tecnica molto versatile, perché la stampa può avvenire anche su supporti diversi dalla carta, come ad esempio tessuti di T-shirt e altri tessili, tavolette di legno, lastre di pietra levigate o altro, purché preparati in precedenza con la miscela fotosensibile.
Restando alla più comune presentazione cartacea i risultati migliori si ottengono con cartoncino per acquarello di buona qualità e meglio se 100% cotone, come quelli di Fabriano. Per risultati interessanti e meno convenzionali si può sperimentare anche su carta meno fine e pregiata come la comune da pacco o il cartone da imballo.
In luce artificiale attenuata bisogna applicare al supporto scelto il liquido fotosensibile, usando pennelli di setola di buona qualità e di larghezza opportuna, avendo cura di spennellare uniformemente nelle due direzioni orizzontale e verticale una parte del cartoncino poco più grande del negativo da stampare, lasciando bianchi e non sensibilizzati i bordi, per creare così una cornice all’immagine. Bisogna poi lasciare asciugare completamente, sempre in luce attenuata o al buio per una notte i fogli così preparati, con cui poi si può allestire mediante un torchietto (bromografo), ma va benissimo anche una comune cornice a giorno tipo pico-glass, il sistema di stampa: più in basso e per primo si pone il foglio con la parte sensibilizzata, di colore giallo-verdastra, rivolta verso l’alto; sopra di esso si dispone il negativo con l’emulsione rivolta verso il basso e infine a coprire e tener ben fermo e pressato il tutto il vetro ben pulito e bloccato con gli appositi fermi o con elastici.
A questo punto si può passare all’esposizione alla luce solare diretta, che ha il vantaggio di essere disponibile ovunque e gratuitamente, anche se latitudine, stagione e ora del giorno ne modificano l’intensità e quindi variano i tempi di esposizione necessari.
A livello indicativo e secondo la mia esperienza a Milano, nel primo pomeriggio in primavera occorrono circa 10’ per un negativo digitale, mentre basta metà del tempo in piena estate, ma per stampare negativi da pellicola fotografica che sono più scuri e densi occorrono tempi 2-3 volte maggiori.
E’ consigliabile fare delle esposizioni di prova con vari tempi, ad esempio tenendo coperto con un cartoncino nero il nostro torchietto e scoprendolo man mano in strisce successive per 2 minuti alla volta così da avere un provino con varie con esposizioni progressive, tipo 2-4-6-8-10- 12 minuti o loro multipli e valutare poi il risultato migliore per la stampa finale.
Un’alternativa all’esposizione con la luce solare è dotarsi di una lampada a luce UV, con la quale si può stampare ad ogni ora del giorno, condizione meteo o stagione, avendo cura della propria vista non fissando mai direttamente con gli occhi la fonte di luce.
A seconda della potenza della lampada e della sua distanza dal torchietto i tempi possono variare e sono in genere più lunghi (varie decine di minuti) rispetto alla luce solare.
Terminata l’esposizione si passa alla fase di sviluppo, che è facilissima, perché si fa semplicemente lavando la stampa in acqua corrente. Il lavaggio rimuove infatti quella parte di composto fotosensibile che non avendo preso luce perché coperto dalle parti scure del negativo, non si è trasformato in pigmento blu: basta lasciare la stampa in un lavandino e/o bacinella sotto l’acqua corrente finché da inizialmente bluastra essa si chiarifica completamente.
Come tappa finale è bene passare la stampa in un’altra bacinella con 1/2 litro d’acqua addizionata di 2-3 misurini di acqua ossigenata, che accelerando il normale processo di ossidazione del blu di Prussia lo scurisce rapidamente conferendo alla stampa maggiore contrasto e brillantezza finali, prima di terminare con la fase di asciugatura.
Le stampe ottenute mediante cianotipia sono in genere meno nitide, definite e contrastate rispetto a quelle tradizionali fotografiche, ma hanno una resa pittorica molto gradevole e interessante.
Anziché limitarsi alla sola tonalità blu-azzurra è possibile mediante successivi passaggi “virarle” e trasformarle in tonalità cromatiche diverse, utilizzando vari pigmenti naturali.
Partendo da negativi digitali delle dimensioni volute si possono ottenere stampe a contatto relativamente grandi, come A4 o A3 ad esempio. Per me però il fascino maggiore della metodica si ha stampando a contatto negativi fotografici di piccole dimensioni come dal 4,5x6 al 6x9 cm delle fotocamere di medio-formato, per ottenere delle vere e proprie preziose miniature.
Bei risultati si ottengono anche da strisce di fotogrammi successivi opportunamente scattati in sequenza e in questo caso perfino col formato 35 mm.
Naturalmente si hanno stampe a contatto molto buone da negativi da fotocamere grande formato come 10x12 cm o superiori.
Oltre che per la stampa di immagini fotografiche vere e proprie, la cianotipia si può utilizzare artisticamente per realizzare dei fotogrammi, ponendo sul cartoncino invece di un negativo elementi vegetali come foglie, fiori o alghe, che disegnano la loro impronta chiara sullo sfondo blu, come nei lavori pionieristici dell’artista ottocentesca inglese Anna Atkins, che realizzò così splendidi erbari; oppure ancora utilizzando come soggetto vari oggetti comuni, che lasciano la loro impronta negativa sullo sfondo scuro, alla maniera dei “rayogrammi” del pittore-fotografo Man Ray, che si possono facilmente visionare in rete.
Per chi fosse davvero incuriosito da questa antica tecnica tanto da volerla sperimentare di persona, di seguito riporto qualche nota conclusiva di utilità pratica.
Per la preparazione della miscela fotosensibile è bene usare prodotti di qualità, reperibili online.
Si parte da due soluzioni A e B, che vanno miscelate al momento dell’uso in parti uguali.
Per esperienza personale posso indicare la ditta LabOldTech2000, che offre i prodotti in polvere per ottenere le due soluzioni diluendo i prodotti in acqua demineralizzata secondo le istruzioni; e inoltre Fotomatica.it di Treviso, che vende invece le due soluzioni A e B già pronte, della ditta Bellini.
L’importante è creare la miscela istantaneamente prima dell’uso, aspirando da ciascuna soluzione (con due siringhe diverse per non inquinare i liquidi di partenza) 5 o 10 cc di ciascuna e mescolandole in luce artificiale attenuata in parti uguali in un recipiente di plastica o vetro, non di metallo.
La soluzione bluastra che si ottiene è da usare subito per spennellare i cartoncini da sensibilizzare secondo quanto già scritto sopra e che solo dopo opportuna asciugatura completa sempre in luce artificiale attenuata o al buio si possono utilizzare per l’esposizione finale.
Per eventuali viraggi della stampa finale per ottenere colori diversi dal blu occorre immergerla preliminarmente per 10-20 secondi in una bacinella contenente una soluzione decolorante (2 cucchiaini di Calcio Carbonato - soda Solvay del commercio - in 1/2 lt d’acqua), poi dopo rapido lavaggio in acqua si può immergerla in una bacinella col colorante naturale desiderato.
Per il viraggio al tè ad esempio, che conferisce alla stampa una bella tonalità bruno-ambrata, usare 2-3 cucchiai di tè nero (o equivalente in bustine) per litro d’acqua e lasciare immerso il foglio per vari minuti fino all’effetto desiderato prima del lavaggio finale.
Per tonalità rossastre invece si può usare del vino rosso e si possono poi sperimentare svariati pigmenti vegetali per sbizzarrirsi alla ricerca di vari effetti cromatici.
Un bianconero a colori quindi, ma sempre una bella stampa monocromatica.
Note finali sulla sicurezza: i due sali di ferro utilizzati sono relativamente poco tossici, ma è bene usare sempre i guanti quando si prepara e si spennella la miscela.
E’ importante infine non mettere a contatto il potassio-ferrocianuro con un acido forte, perché si genererebbe acido cianidrico gassoso molto tossico.