R A W M A G A Z I N E / A R T I C O L I
R A W M A G A Z I N E / A R T I C O L I
Viaggio per non diventare cieco
Giulia Alessi
Josef Koudelka è un fotografo ceco, nato il 10 gennaio 1938.
Inizialmente la fotografia rappresentava solo un hobby: iniziò ad appassionarsi da bambino grazie agli amici del padre, che gli mostravano le loro fotografie, e con i suoi risparmi comprò una fotocamera in bachelite 6x6.
Nel 1961 conseguì la laurea presso l'Università Tecnica di Praga (ČVUT – České vysoké učení technické) e per diversi anni lavorò come ingegnere aeronautico.
Nel 1967, dopo alcuni lavori fotografici a teatro e un importante reportage sugli zingari, decise di dedicarsi completamente alla fotografia, abbandonando il suo impiego principale. Sfruttando la libertà della libera professione, nell'agosto del 1968 documentò l'invasione sovietica di Praga. I suoi scatti girarono il mondo clandestinamente, firmati con lo pseudonimo P.P. (Prague Photographer).
Piazza San Venceslao, Praga, 22 agosto 1969
Jpsef Koudelka, Magnum Photos
Ho visto per la prima volta questa fotografia durante una lezione sui grandi maestri della storia presso l’Istituto Italiano di Fotografia e ne sono rimasta subito affascinata. L’orologio segna l’ora di punta, eppure dalla finestra non si vedono né carri armati né bandiere; il suo intento era raccontare la forza e il coraggio di un popolo determinato a non piegarsi di fronte alle ingiustizie e all’oppressione straniera. È una percezione del tutto personale, in sintonia con le parole dello stesso autore: «Non mi piacciono le didascalie. Preferisco che la gente guardi le mie foto e si inventi la propria storia». Lui era pienamente consapevole dei rischi a cui andava incontro decidendo di farsi testimone di quella svolta epocale, un proposito nobile che pagò tuttavia a caro prezzo: un lungo e sofferto esilio, trascorso per anni lontano dalla propria terra e dagli affetti familiari.
Iniziò cosi il suo periodo di vagabondaggio per tutta l’Europa. Da allora la sua vita coincide con un eterno spostamento: campeggia nelle campagne, dorme in roulotte, si muove ai margini.
Nel 1971 entra in Magnum Photos, grazie a Henri Cartier-Bresson ed Elliott Erwitt, che riconoscono subito in lui un talento fuori dal comune.
Nelle sue immagini veniamo colti da una profonda sensazione di inadeguatezza, come se ci trovassimo in luoghi e contesti nei quali siamo di troppo, dove la nostra esistenza passa inosservata. Il suo lavoro è stato considerato un capolavoro assoluto della fotografia contemporanea, vincendo il premio come miglior libro di fotografia all'International Center of Photography di New York
France, 1973 Josef Koudelka - Magnum Photos
Koudelka ritrae quattro uomini di spalle, disposti lungo un corridoio di cemento delimitato dal muro e dalle barriere di filo spinato. L'assenza dei loro volti rende le figure anonime: sembra quasi di far parte della scena, come se l'osservatore fosse un quinto personaggio. Il corridoio stretto guida l'occhio dell'osservatore verso il fondo, creando un forte senso di isolamento, costrizione e alienazione.
Negli anni Ottanta e Novanta, la sua ricerca si sposta su una dimensione ancora diversa: i panorami.
In Chaos e in Black Triangle fotografa paesaggi devastati dall’uomo: miniere, rovine industriali, spazi naturali feriti.
Il caos diventa geometria, la rovina diventa segno.
Koudelka non cerca la bellezza, eppure la trova anche nell’abisso.
Koudelka considera il colore una seduzione superflua e una distrazione per il suo messaggio.
La fotografia in bianco e nero è la forma più pura di documentazione, e suo stile si distingue per un bianco e nero ad altissimo contrasto, composizioni grafiche rigorose e un focus costante sulla fragilità umana, l'esilio e le minoranze.